(Cuurtesy CN Cronaca Numismatica) Tra i tanti esempi di coniazioni dedicate a personaggi illustri dell’arte risale al 1829 una bella medaglia per Annibale Carracci (1560-1609) nota in argento e in bronzo nel diametro di 61 millimetri e raffigurante santa Cecilia, vergine cristiana, nobile romana convertita al Cristianesimo e martirizzata nell’anno 230.
Secondo la tradizione, il giorno delle nozze di Cecilia con il nobile Valeriano nella casa di lei si udivano musica e canti ai quali la giovane accompagnava in cuor suole parole “Conserva o Signore immacolati il mio cuore e il mio corpo, affinché non resti confusa”. Da questo dettaglio nacque forse l’attribuzione a Cecilia come patrona dei musicisti e, in seguito, di poeti, compositori e cantanti.

Santa Cecilia scolpita in marmo da Stefano Maderno nell’1nno 1600 per la tomba della martire a Roma, a Santa Maria in Trastevere
Cecilia convertì anche il marito Valeriano e il cognato Tiburzio e tutti e tre, per la loro fede, subirono il martirio. Fu tuttavia Cecilia quella che, nei secoli seguenti e nella storia dell’arte, ebbe la maggior fortuna diventando protagonista di capolavori di Raffaello, Rubens, Poussin e Maderno, solo per citarne alcuni.
Soggetto caro anche al pittore bolognese Annibale Carracci, la patrona della musica venne da questi declinata in numerose versioni e quella che possiamo ammirare nella medaglia incisa da Nicola Cerbara (1796-1869) è particolare, innanzi tutto perché non visibile in originale al grande pubblico.

Esemplare in bronzo della medaglia per Annibale Carracci raffigurante al rovescio santa Cecilia
La composizione sul rovescio, infatti, è ispirata dal dipinto Santa Cecilia con la Vergine e il Bambino, sant’Antonio da Padova e angelo conservato nelle collezioni del Quirinale, nel quale l’incisore decise di isolare i personaggi principali, escludendo il santo e l’angelo e il panorama di sfondo per privilegiare il tenero gesto con cui la Madonna sembra porgere alla martire – seduta all’organo – il piccolo Gesù.
Rara in bronzo, rarissima in argento, la medaglia per Annibale Carracci dedicata a santa Cecilia è tuttavia curiosa anche per un altro dettaglio: come già accaduto, ad esempio, nella mezza piastra con l’angelo e Tobia di papa Clemente XI (anno VII di pontificato) l’autore del conio si è limitato a incidere in diretta il quadro – probabilmente ispirandosi a una delle stampe in circolazione all’epoca – col risultato di ottenere, sul metallo della medaglia, un effetto “speculare” rispetto al soggetto originario.

Stampa della seconda metà del XIX secolo pubblicata a Roma e raffigurante il soggetto originale da cui venne tratta la medaglia: si tratta di un dipinto conservato al Quirinale
Poco male, dal momento che – a differenza di un “blasfemo” quattrino per Gubbio a nome di Innocenzo X – in questo caso nessuno dei personaggi è colto nell’atto di una benedizione. Il Cerbara, anzi, si premurò di firmare il rovescio con le dovute attribuzioni: ANN. CARRACCIVS INV. E PIN. (“Annibale Carracci inventò e dipinse”) e NIC. CERBARA SCVLP. (“Nicola Cerbara scolpì”).
Certo della bontà della sua opera l’incisore riportò il proprio nome anche sul dritto (NIC. CERBARA F. ANNO 1829) attorno al ritratto del pittore, il cui nome ANNIBAL CARRACCIVS è preceduto da un piccolo giglio. Era del resto il periodo in cui il Cerbara, fratello dell’altrettanto famoso Giuseppe Cerbara (1770-1856), si stava affermando come medaglista e ben presto sarebbe arrivato anche al ruolo di incisore camerale del papa.

Uno dei rarissimi esemplari in argento della medaglia del 1829 realizzata da Nicola Cerbara
Nulla possiamo affermare con certezza sulla committenza di questa bellissima medaglia conAnnibale Carracci e santa Cecilia, se ad esempio fu voluta da un ricco appassionato del pittore bolognese o da un personaggio devoto o, magari, per quell’Accademia di San Luca di cui l’incisore era socio. Qualcuno è in grado di illuminarci su questo aspetto?
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